Cosa porta l'UX Design ai vostri software aziendali

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Lucie Monnot

Responsable Content Marketing

Mettendo l’utente finale al centro della progettazione, l’UX Design massimizza l’adozione, l’utilizzo e l’efficacia dei software professionali. Vi spieghiamo in cosa consiste e come ci approcciamo concretamente affinché l’esperienza offerta dalle nostre soluzioni rafforzi la produttività e la soddisfazione di chi le utilizza ogni giorno.

Sommaire

Designer UX avec lunettes annotant des wireframes papier d'interfaces mobiles devant un écran affichant "UX Design"

Cosa porta l'UX Design ai vostri software aziendali

In UX Design, UX sta per User eXperience e va inteso come l’esperienza dell’utente finale di un prodotto o di un servizio; la nozione di esperienza si è estesa a tutti i settori, come testimonia la generalizzazione dell’espressione “esperienza cliente”. In Francia, dove la parola “design” rimanda anzitutto a un’estetica formale (oggetto o architettura design), si tende a dimenticare che la sua principale accezione in inglese è semplicemente “progettazione”. Ed è proprio di progettazione che si tratta qui: l’UX Design si definisce come un metodo di progettazione centrato sull’utente al fine di offrirgli la migliore esperienza possibile. A tal fine, mobilita conoscenze e tecniche derivanti dalla ricerca in ergonomia, psicologia cognitiva e comportamentale, e neuroscienze.
Applicato ai software aziendali, questo metodo ha permesso di rompere con il dogma delle origini dell’informatica: si riteneva allora che fosse compito dell’utente finale adattarsi alla logica del prodotto, vale a dire in realtà a quella degli sviluppatori, governata da considerazioni di ordine tecnico. Ciò che era accettabile finché l’utilizzo dei software era appannaggio di specialisti ha cessato di esserlo quando i software sono diventati strumenti di lavoro quotidiani rivolti direttamente a utenti non informatici. È facile comprendere come l’informatizzazione dei compiti e dei processi aziendali avrebbe progredito molto più lentamente se i progettisti di software non avessero tenuto conto della dimensione pratica dei loro prodotti lavorando, in un primo momento, sulle interfacce utente (UI, User Interface) e, oggi, sulla dimensione esperienziale, di cui l’UI non è che una sfaccettatura.

Cosa permette di conciliare l'UX Design

Che si tratti di progettare un nuovo prodotto o di far evolvere un prodotto esistente, la costruzione dell’esperienza utente di un software tiene conto e soprattutto concilia:
  • il bisogno funzionale, ovvero il compito o il processo aziendale che il software deve consentire di realizzare, indipendentemente dal fatto che tale bisogno sia stato identificato dall’editore o espresso dai suoi clienti;
  • il comportamento individuale dell’utente, ovvero il modo in cui si appropria spontaneamente dello strumento software proposto per svolgere ciò che deve fare nell’ambito delle proprie funzioni e responsabilità professionali;
  • le aspettative implicite nei confronti di qualsiasi software in termini di ergonomia generale ed estetica: nessuno strumento aziendale può derogare alle norme di interattività e ai codici visivi dei siti e delle applicazioni consumer a cui tutti ci riferiamo inconsciamente.
Main tenant un smartphone entouré d'icônes numériques colorées représentant les réseaux sociaux, la communication et les points de contact digitaux
L’obiettivo è che la risposta al bisogno funzionale formalizzata nel software sia il più vicina possibile al modo in cui l’utente preferisce procedere. La difficoltà risiede nel fatto che un software aziendale si rivolge per natura a numerosi utenti, più o meno esperti, e che hanno quindi modi diversi di procedere per svolgere uno stesso compito. Il design ottimale è quello che apporterà soddisfazione alla maggior parte degli utenti, siano essi totalmente principianti o esperti, una soddisfazione che dipende sia dal “look and feel” dell’interfaccia sia dalla capacità di svolgere in modo efficace e rapido il compito o i compiti considerati.
Invece di sviluppare il prodotto dall’inizio alla fine e consegnarlo al giudizio degli utenti a posteriori, l’UX Design fa intervenire gli utenti prima della fase di “codifica definitiva”, il che permette di validare, adattare o correggere l’ipotesi formulata dal team di progettazione (product owner, UX designer e sviluppatori). Questa è la ragione d’essere dei test utente, una fase imprescindibile dell’UX Design che presuppone, inoltre, di rispondere alla seguente domanda:

Come testare un prodotto che non esiste ancora?

In un approccio UX Design, i test utente vengono realizzati su una maquette cosiddetta “ad alta risoluzione” assimilabile a un prototipo. Questa maquette, elaborata dall’UX designer, è costituita da immagini che rappresentano le diverse schermate necessarie per realizzare un compito o un insieme di compiti nel futuro prodotto. Gli elementi di navigazione (menu, pulsanti, link, ecc.) presenti in queste immagini hanno la proprietà di essere azionabili e di innescare animazioni che simulano un utilizzo reale delle funzionalità del software, ad esempio l’apertura di una nuova schermata dopo aver cliccato su un determinato pulsante o la visualizzazione di un pop-up dopo la selezione di un elemento in un menu a discesa.
La maquette viene costruita in funzione dello scenario che sarà sottoposto agli utenti-tester. Lo scenario tipo consiste nel chiedere loro di compiere un’azione precisa in un tempo stabilito. Durante questa messa in situazione, l’utente viene filmato al fine di osservarne l’atteggiamento e le reazioni di fronte allo schermo. Anche le sue azioni e interazioni nell’interfaccia vengono acquisite in video, il che consente di sapere con precisione come procede per eseguire la richiesta. L’analisi di queste due categorie di video permette all’UX designer di valutare il livello di efficacia della proposta e delle scelte materializzate nella maquette, di individuare le frizioni e i punti di attrito, e di modificare la proposta di conseguenza.

Come vengono effettuate le scelte?

Un test è tanto più ricco di insegnamenti quanto più viene realizzato su un panel che comprende utenti aziendali che conoscono già il software, altri che non lo hanno mai utilizzato e, in particolare se si desidera valutare il livello di intuitività della proposta, utenti estranei al settore. Ciò che si ricerca nella composizione del panel di test non è tanto la quantità quanto la rappresentazione dei diversi profili suscettibili di utilizzare la soluzione. Se si tratta di validare l’introduzione di una nuova funzionalità o un cambiamento di interfaccia, un panel di 15-20 tester è perfettamente adeguato.
Le scelte vengono effettuate in base ai comportamenti osservati in modo maggioritario: se più della metà dei tester è riuscita a fare quanto richiesto nel tempo stabilito, si può considerare che la proposta soddisfa i criteri di efficacia attesi da uno strumento aziendale; se la maggior parte degli utenti ha dovuto riprovare due o tre volte per raggiungere l’obiettivo, si analizza metodicamente cosa ha potuto indurli in errore: potrebbe essere un pulsante poco visibile in un momento chiave del processo, una lacuna o un messaggio errato nell’aiuto contestuale, oppure una funzionalità difficile da trovare perché collocata in un menu dove nessuno ha pensato di cercarla. Questi elementi vengono rielaborati per eliminare il maggior numero possibile di punti di blocco e di attrito. Se le correzioni sono numerose o se il primo test non è stato affatto conclusivo, una versione modificata della maquette può essere sottoposta a un nuovo test. La ripetizione dei test dipende dal livello di criticità delle novità implementate, tanto per l’editore quanto per i suoi clienti.
What UX Design does for your business software

Un dispositivo di miglioramento continuo

Pur riducendo fortemente il rischio di sviluppare e immettere sul mercato soluzioni, versioni o funzionalità che non ottengono l’adesione di coloro a cui si rivolgono, i test utente su maquette non sono gli unici strumenti a disposizione dei team di progettazione per migliorare l’esperienza utente di un software aziendale. La generalizzazione della distribuzione in modalità SaaS permette di seguire in permanenza gli utilizzi reali, di identificare i punti di miglioramento e di stabilirne le priorità. È ciò che siamo in grado di fare da NOMADIA grazie all’abbinamento delle nostre soluzioni SaaS di pianificazione e di field service management con una piattaforma di adozione digitale.
Oltre all’accompagnamento passo dopo passo degli utenti nell’esecuzione dei loro compiti, questa piattaforma fornisce statistiche sul tasso di utilizzo delle diverse funzionalità nonché sui percorsi seguiti dagli utenti per realizzare le operazioni chiave. Questa fonte di informazioni viene sfruttata per semplificare le interfacce, proporre alternative e scorciatoie, o ancora automatizzare compiti ricorrenti; tutte evoluzioni corrispondenti ad aspettative latenti a cui i nostri team di progettazione e sviluppo si impegnano a rispondere affinché i nostri software siano sempre più facili da utilizzare e i vostri utenti sempre più efficienti e soddisfatti di impiegarli.

Domande frequenti

FAQ – Le domande più frequenti su Nomadia

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