Ottimizzazione della mobilità: al servizio degli obiettivi RSE

4 dicembre 2024 • Tempo di lettura: 2 min

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Lucie Monnot

Responsabile Content Marketing

Per tutte le aziende la cui attività si basa su team mobili, l’ottimizzazione degli spostamenti e il controllo della mobilità diventano mezzi imprescindibili per conciliare performance economica e responsabilità sociale e ambientale.

Sommaire

La RSE (responsabilità sociale dell’impresa) non è più «la ciliegina sulla torta» né il «supplemento d’anima» dell’attività delle aziende. Sempre più inquadrata, obbliga le aziende a prendere impegni in materia sociale e ambientale e a rendicontare le proprie azioni e risultati in documenti di reporting extra-finanziario. In Francia, l’obbligo di produrre una dichiarazione di performance extra-finanziaria (DPEF) riguarda ancora solo le più grandi aziende, vale a dire:
  • le società quotate che realizzano più di 40 milioni di euro di CA e/o impiegano più di 500 dipendenti;
  • le società non quotate che realizzano più di 100 milioni di CA e/o impiegano più di 500 dipendenti.
 
Femme en veste grise avec casque audio consultant son smartphone appuyée sur une trottinette électrique en milieu urbain
Ciò rappresenta circa 3 800 aziende ad oggi.
 
Ma, a partire dal 2023, questo obbligo sarà esteso alle aziende con più di 250 dipendenti e a quasi tutte le società quotate in borsa (a partire da 10 dipendenti).

Priorità alla riduzione di CO2

Harness the optimization of mobility to your CSR goals
Se la scelta delle priorità RSE è stata a lungo lasciata all’apprezzamento di ogni azienda, le sfide si stringono intorno ad alcuni temi al primo rango dei quali figura, obbligo climatico vuole, la riduzione delle emissioni di gas serra (GES). È logicamente sulla riduzione delle emissioni di CO2 legate al trasporto che le aziende la cui attività si basa su interventi sul campo e team mobili concentrano i propri sforzi.
 
Questa priorità si impone con tanto più evidenza alle più grandi di esse in quanto hanno, dal 2011, l’obbligo di produrre ogni 4 anni un bilancio delle proprie emissioni di GES (BEGES). Tutti gli stabilimenti con più di 500 dipendenti sono tenuti a farlo. La mancata realizzazione di questo bilancio può portare a un’ammenda il cui importo la legge relativa all’energia e al clima dell’8 novembre 2019 ha portato a 10 000 € (20 000 € in caso di recidiva), contro 1 500 € in precedenza.
 
Questo bilancio deve, inoltre, essere accompagnato da un «piano di transizione per ridurre le proprie emissioni di gas a effetto serra che presenta gli obiettivi, i mezzi e le azioni previste a tal fine e, se del caso, le azioni attuate durante il precedente bilancio» (articolo L229-25 del Codice dell’ambiente).
Affrontare il tema sotto l’angolo normativo non fa che sottolineare la necessità per queste aziende di quantificare le proprie emissioni di GES e misurare i risultati delle azioni intraprese per ridurle. Gli strumenti di Field Service Management apportano un contributo prezioso a tutte le aziende permettendo loro di pianificare dei giri e di creare piani di intervento minimizzando il numero di chilometri percorsi e massimizzando il numero di interventi dei team, nonché il tasso di utilizzo dei veicoli. Sapendo che la grande maggioranza degli attori utilizza ancora veicoli a motorizzazione termica, questa ottimizzazione si traduce meccanicamente in una riduzione dei consumi di carburante e, di conseguenza, in una diminuzione delle emissioni di CO2. Il beneficio immediato dell’ottimizzazione per l’azienda?
  • Dal 10% al 30% di economia sulle spese di carburante e il numero di veicoli.
  • Guadagni di produttività dello stesso ordine per i collaboratori mobili messi in capacità di realizzare ogni giorno un maggior numero di interventi o giri più densi senza trascorrere più tempo sulla strada.

Il punto di partenza di un circolo virtuoso

Certo, questo approccio copre unicamente le emissioni di CO2 legate al trasporto, che esse stesse rappresentano solo una parte delle emissioni dirette di un’azienda, ciò che si chiama lo «scope 1»*. Ovviamente, un bilancio carbonio/GES in piena regola deve abbracciare la totalità dello scope 1 e, ciò che è spesso più complesso, le emissioni indirette sull’insieme della catena di valore dell’azienda (scopes 2 e 3). Affrontare la questione dalle emissioni legate al trasporto è tuttavia già un passo significativo per tutte le aziende di trasporto e di servizi sul campo che, non avendo ad oggi nessun obbligo legale in materia di bilancio GES a causa della loro dimensione, vogliono nondimeno dimostrare che agiscono in modo responsabile e concreto riguardo al clima.
Questo punto è tanto più importante in quanto un numero crescente di committenti, pubblici e privati, chiedono ai prestatori, subappaltatori e trasportatori a cui si rivolgono di quantificare le proprie emissioni di CO2, per non appesantire il proprio bilancio carbonico. In altre parole, il controllo delle emissioni di CO2 è diventato una condizione per aggiudicarsi certi mercati. Soddisfare questa condizione ottimizzando i vostri giri fin da ora è quindi un mezzo per proteggere la vostra attività futura. È anche il punto di partenza di un circolo virtuoso: le economie realizzate sul carburante, grazie alla riduzione del chilometraggio, possono ad esempio accelerare i vostri investimenti in veicoli elettrici che miglioreranno altrettanto il bilancio carbonico delle vostre attività sul campo, rafforzeranno l’eleggibilità della vostra società ai mercati che puntate, e vi metteranno al riparo dalle restrizioni/divieti di circolazione che sempre più collettività territoriali impongono ai veicoli termici.

Una visione globale della performance dell'azienda

La priorità data alla riduzione delle emissioni di GES non deve oscurare le altre dimensioni della RSE e di ciò che si conviene chiamare «sviluppo sostenibile». La visione sistemica, portata dai concetti di sviluppo sostenibile e di responsabilità sociale delle imprese, ha considerevolmente progredito all’interno della società. Gli obblighi di reporting extra-finanziario non fanno che sancire un cambiamento storico importante: la presa in considerazione di criteri non finanziari nel modo di valutare la performance e il valore di un’azienda, sancendo che la profittabilità finanziaria non è più, non può più essere, l’unica finalità delle aziende. La recente apparizione nel diritto francese dello statuto di «impresa a missione», a oggetto sociale esteso, è una materializzazione di questa evoluzione (Legge Pacte, promulgata il 16 maggio 2019).
Ovviamente, i criteri di redditività finanziaria rimangono preponderanti nella determinazione del valore di un’azienda. Lo resteranno fino a quando le norme contabili non obbligheranno le aziende a far apparire nel passivo del loro bilancio le violazioni all’ambiente, alla dignità delle persone, alla coesione delle comunità, ecc. Non è meno vero che queste dimensioni, sociali, sociali e ambientali, sono sempre più attentamente esaminate non solo dalla società civile, le ONG e le organizzazioni sindacali, ma anche dagli investitori. Ne testimonia lo sviluppo degli audit ESG** tramite i quali gli investitori si assicurano ormai che le aziende nelle quali intendono investire si comportino in modo responsabile tanto sul piano ambientale quanto riguardo alle proprie parti interessate: dipendenti, partner, fornitori, subappaltatori e clienti.

Al di là del caso particolare degli investitori/acquirenti, la politica sociale e ambientale della vostra azienda ha un’incidenza diretta e crescente su un fattore assolutamente vitale per la vostra azienda: la vostra capacità di attrarre, reclutare e trattenere i collaboratori di cui avete bisogno. A pieno titolo, desiderate reclutare «i migliori». Ora, chi sono «i migliori»? Coloro che hanno la scelta, precisamente perché sono competenti, ma che sceglieranno la vostra azienda e vi si impegneranno solo se si ritrovano nei suoi valori e se le condizioni di lavoro che vengono loro proposte li soddisfano. In tutti i mestieri di servizi sul campo o che implicano spostamenti quotidiani, il tempo trascorso sulla strada e la gestione degli orari in conformità con la legislazione del lavoro sono criteri cruciali di fidelizzazione dei collaboratori, che siano tecnici di manutenzione, installatori, corrieri o esperti in un campo molto specifico. Ancora una volta, gli strumenti di ottimizzazione della mobilità e di gestione delle operazioni sul campo vi permettono di migliorare concretamente le condizioni di lavoro dei vostri collaboratori mobili, non solo riducendo il tempo che trascorrono sulla strada e lo stress che ne risulta, ma anche alleggerendo i compiti amministrativi che spettano loro grazie ad applicazioni di mestiere davvero concepite per le situazioni di mobilità.

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* Scope 1: emissioni dirette di GES indotte dalla combustione di energie fossili e risorse possedute o controllate dall’azienda; scope 2: emissioni indirette di GES legate ai consumi energetici; scope 3: tutte le altre emissioni indirette di GES (approvvigionamenti, trasporto, utilizzo, fine vita dei prodotti…).
 
** Analisi preliminare a un progetto di investimento o di acquisizione d’azienda riguardante le pratiche Ambientali, Sociali e di Governance dell’azienda target.

Domande frequenti

FAQ – Le domande più frequenti su Nomadia

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