Impatto ecologico: la morsa si stringe attorno ai veicoli più inquinanti [2/2]
11 febbraio 2021 • Tempo di lettura: 4 min
Responsabile Content Marketing
Abbiamo visto in un precedente articolo l’immensa sfida che rappresenta la decarbonizzazione del trasporto di merci. Di fronte ai motori termici e al gasolio ultra-maggioritari, le tecnologie “zero emissioni” sembrano dover imporsi. La transizione si annuncia tuttavia lunga e costosa…
Sommaire
L'elettrico fatica a decollare...
- Anche se tutti i grandi costruttori vi si sono messi (almeno sulla carta), l’offerta non soddisfa le aspettative dei trasportatori, in particolare in termini di autonomia. È particolarmente vero per i trattori stradali.
- Nonostante gli aiuti alla conversione (Stato, enti locali), il costo di acquisizione è molto più elevato di quello del termico. Prezzo delle batterie obbligo, più l’autonomia è importante, più il prezzo sale…
- La maglia in stazioni di rifornimento non è ancora all’altezza dei bisogni, in particolare per la ricarica rapida.
- Il prezzo del diesel alla pompa è relativamente basso, il che non incentiva a investire e frena il rinnovo delle flotte, soprattutto in un contesto dove numerose società di trasporto sono in grande difficoltà finanziaria a causa della crisi del Covid.
L'idrogeno, sì! Ma quando?
- A differenza dei combustibili fossili, l’idrogeno non esiste allo stato nativo. Occorre produrlo. Per ottenere idrogeno, che sia per cracking di idrocarburi, per elettrolisi dell’acqua o per termolisi dell’acqua, occorre spendere molta energia. In termini di bilancio carbonico, il processo è virtuoso solo se questa energia è essa stessa decarbonizzata.
- L’idrogeno non è liquefacibile alle temperature ambiente. È inoltre altamente infiammabile. Ma soprattutto, è molto poco denso e deve essere compresso, il che rende il suo trasporto e il suo stoccaggio problematici, energivori e costosi.
Cosa accelererà la transizione energetica del trasporto
- Il rafforzamento della normativa europea: in dicembre 2020, la Commissione europea ha presentato la sua «Strategia di mobilità sostenibile e intelligente», un piano d’azione composto da 82 iniziative volte a ridurre del 90% le emissioni del settore entro il 2050. La Commissione proporrà nel giugno 2021 una revisione degli standard di emissione di CO2 per le auto e i camion, il che accentuerà la pressione sull’offerta di trasporto.
- Il rafforzamento delle normative locali: le collettività territoriali si mostrano sempre più restrittive sull’accesso dei veicoli inquinanti alle zone urbane dense. Queste misure, e gli aiuti che le accompagnano, incentivano i principali attori delle consegne dell’ultimo miglio a investire in VCL elettrici.
- Gli impegni dei costruttori: in dicembre 2020, 7 costruttori principali (Daimler, Scania, Man, Volvo, Daf, Iveco e Ford) hanno firmato un documento comune in cui si impegnano a cessare la commercializzazione di mezzi a gasolio prima del 2040. Si impegnano così a favorire la costruzione e la vendita di camion e utilitari a batterie, a idrogeno o a «carburanti puliti».
- Le conseguenze della crisi: uno studio dell’Unione internazionale dei trasportatori stradali (IRU) mostra che le PMI del settore non hanno quasi beneficiato dei piani di salvataggio attuati durante la pandemia. L’IRU annuncia un’ondata di fallimenti che colpirà in primo luogo queste piccole aziende, molto numerose nel settore. Le grandi aziende più solide finanziariamente ne usciranno rafforzate e, avendo i mezzi per investire, dovrebbero raddoppiare gli sforzi per «rinverdire» la propria flotta e soddisfare così le crescenti esigenze ecologiche dei committenti.
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